San Pietro

il nostro Santo Patrono

Simone, detto Pietro, è stato uno dei dodici apostoli di Gesù; la Chiesa cattolica lo considera il primo papa. Nato in Galilea, fu un pescatore ebreo di Cafarnao.

Il suo nome originale era Simone (ebraico שמעון Šim‘ôn, Shim’on, dalla radice ebraica shama “ascoltare“ e che assume molto probabilmente il significato di “colui che ha ascoltato), ma, secondo quanto affermato da Matteo e Giovanni, ricevette da Gesù Cristo stesso il nome di Kefa, che in aramaico significa “roccia“, “pietra“, e quindi, per traslitterazione, “Pietro”, derivato dal greco Petros (Gv 1, 35-42).

Divenuto apostolo di Gesù dopo che questi lo chiamò presso il lago di Galilea, fece parte di una cerchia ristretta (insieme con Giovanni e Giacomo) dei tre che assistettero alla resurrezione della figlia di Giairo, alla Trasfigurazione sul monte Tabor e all'agonia di Gesù nell'orto degli ulivi.
Tentò di difendere il Maestro dall'arresto, riuscendo soltanto a ferire uno degli assalitori.
Unico, insieme con Giovanni, il cosiddetto “discepolo prediletto”, a seguire Gesù presso la casa del sommo sacerdote Caifa, da dove fuggì dopo aver rinnegato tre volte il Maestro, come questi aveva predetto.

Prima della crocifissione e anche dopo la successiva resurrezione di Gesù, Pietro venne nominato dallo stesso Maestro capo dei dodici apostoli e della Chiesa cristiana.

Instancabile predicatore, fu il primo a battezzare un pagano, il centurione Cornelio.
Entrò in disaccordo con Paolo di Tarso su alcune questioni riguardanti giudei e pagani, risolte comunque durante il primo concilio di Gerusalemme discutendo sulle tradizioni ebraiche come la circoncisione.

Secondo la tradizione, divenne primo vescovo di Antiochia di Siria per circa 30 anni, dal 34 al 64 d.C., continuò la sua predicazione fino a Roma dove morì martire fra il 64 e il 67, durante le persecuzioni anticristiane ordinate dall'imperatore romano Nerone. A Roma Pietro e Paolo sono venerati insieme, come colonne fondanti della Chiesa.

ORIGINI

 

Nei Vangeli Pietro è presentato come figlio di Giona o di Giovanni e sappiamo essere fratello di Andrea, anche lui apostolo, ed entrambi furono scelti e chiamati sul lago di Galilea.

Secondo il Vangelo di Giovanni, Simon Pietro era nativo, così come il fratello Andrea e l’apostolo Filippo, di Betsaida, città situata a circa 3 chilometri a nord del Lago di Tiberiade, un antico villaggio successivamente ricostruito dal tetrarca Filippo che fondò qui la sua capitale, situata nell’allora provincia romana della Giudea.

Secondo i Vangeli si trasferì a Cafarnao, un piccolo villaggio della Galilea che divenne in seguito uno dei centri della predicazione di Gesù, ed è a Cafarnao che un giorno Gesù guarì dalla febbre la suocera dell’apostolo(Mt 8, 14-15). L’esistenza di questa suocera ha portato alla conclusione che Pietro fosse sposato, ma nulla si conosce né della moglie né dei figli.

Il trasferimento a Cafarnao, fu dettato probabilmente da motivi pratici, in quanto quella città offriva maggiori possibilità lavorative per il commercio del pesce.

Infatti i fratelli, Pietro e Andrea, vengono presentati nei Vangeli, sin dalla loro prima chiamata, come pescatori e più volte li ritroviamo con le barche sul lago di Galilea. Indicativo di ciò sono il noto episodio della pesca miracolosa(Lc 5, 1-11) e l’apparizione di Gesù, dopa la Resurrezione, a Pietro e ad altri discepoli mentre pescavano nei pressi del lago di Tiberiade.

Gli scavi archeologici, effettuati a Cafarnao a partire dal 1905, portarono alla luce i resti di un’antica sinagoga e di una chiesa di forma ottagonale alla cui base furono scoperte le fondamenta di una casa di pescatori. Nel 1968 la casa fu identificata con quella dell’Apostolo Pietro grazie alla presenza di alcuni attrezzi da pesca ivi rinvenuti, ma, soprattutto, per il ritrovamento di alcuni graffiti, raffiguranti Gesù e Pietro, databili al II secolo d.C.

LA CHIAMATA

Mt 4, 18-20

«Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini“. Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono.»

Apostolo di Gesù

 

Pietro risulta dai racconti evangelici, come un personaggio spontaneo nelle sue reazioni, impetuoso ma anche disposto a comprendere i propri errori e a imparare. Nel celebre episodio della camminata sull'acqua Pietro corse incontro al maestro chiedendogli di poter fare lo stesso e imparando a sue spese, sprofondando fra le onde, che per compiere siffatti prodigi è necessaria una fede totale(Mt 14, 22-33).

Egli, fra i dodici, è anche il più ardito nei suoi discorsi, e spesso parla e agisce a nome loro. All'inizio del ministero di Gesù, andò a cercarlo quando il Maestro si era ritirato nella solitudine del deserto.In più occasioni lo interrogò a proposito delle parabole, implorando da lui una spiegazione o domandandogli a chi fossero destinate, se ai Dodici o alla folla. È d’altronde da lui che gli esattori delle imposte si recarono per reclamare il tributo del Tempio. Pietro stava per comunicarlo a Gesù, che lo prevenne e gli dichiarò che egli stesso era esentato dalla tassa, ma non voleva provocare scandali. Così Gesù inviò Pietro a pescare un pesce nella cui bocca venne trovato uno statere, ossia quattro dracme, che rappresentavano l’ammontare delle due tasse dovute: quella di Gesù e quella di Pietro(Mt 17, 24-27).

Sempre Pietro domandò a Gesù sino a quali limiti ci si debba spingere nel perdonare: “Fino a sette volte?”, ricevendo come risposta: “Settanta volte sette”, cioè sempre(Mt 18, 21-22).

Mentre si avvicinavano a Gerusalemme, Pietro interrogò Gesù sul fico che aveva maledetto e che l’indomani era stato effettivamente trovato seccato fin dalle radici. Gesù si limitò a rispondere: “Abbiate fede in Dio”. A Gerusalemme fu di nuovo Pietro a informarsi sulla ricompensa che attendeva in cielo coloro che, come lui, avevano lasciato tutto per seguirlo, Gesù in risposta promise: per questa vita, una famiglia spirituale e dopo la morte, la vita eterna(Mt 19, 27-29). Davanti al tempio, dopo la predizione di Gesù riguardo alla sua totale distruzione, Pietro convinse Andrea e i due figli di Zebedeo a tentare insieme di ottenere da Gesù la data di questo avvenimento.

Dopo il discorso a Cafarnao sul pane di vita, a seguito del quale parecchi discepoli abbandonarono il maestro, quando Gesù domandò ai dodici se anche loro volevano andarsene, Pietro rispose a nome di tutti dicendo: “Signore, da chi andremo? Solo tu hai parole di vita eterna”(Gv 6,60-69).

LA TRASFIGURAZIONE

Mt 17, 1-9

«Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: “Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”. All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: “Alzatevi e non temete”. Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.
E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: “Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”

IL PRIMATO

Mt 16, 15-19

«Disse loro: “Voi chi dite che io sia?”. Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli“.»

Durante la Passione, Morte e Resurrezione di Gesù

 

Subito dopo l’episodio sopra citato, Gesù comunicò ai suoi apostoli la prima rivelazione della passione che avrebbe dovuto subire. Pietro, prendendolo in disparte, protestò contro questa prospettiva che gli sembrava improbabile dicendo: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”. Ciò gli attirò un severo biasimo: colui che era appena stato consacrato capo della Chiesa si sentì chiamare “Satana”, l’avversario, il tentatore, colui che vorrebbe far cadere il Cristo: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini.”(Mt 16, 21-23)

Insieme con Giovanni, Pietro è chiamato ai preparativi del pranzo pasquale in cui Gesù istituì l’eucaristia. Giovanni e Luca situano in questa occasione l’annuncio del rinnegamento di Pietro che invece Matteo e Marco collocano un po’ più tardi, sulla via del Getsemani. Gesù dichiarò a Simone che Satana cercava in loro la sua preda, ma che egli avrebbe pregato per loro. Gli predisse che avrebbe rinnegato il suo Maestro, ancora prima che il gallo cantasse: la sincerità di Pietro era totale, ma la forza gli sarebbe venuta meno. Nondimeno Gesù l’avrebbe riconfermato nel suo ruolo preminente per il sostegno della fede: “Tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22, 32). È nel corso di quest’ultimo pasto che Gesù annunciò il tradimento di uno dei Dodici, e Pietro fece cenno a Giovanni, che era seduto accanto a Gesù: “Di’, chi è colui a cui si riferisce?”(Gv 13, 24)

Il Vangelo di Giovanni, riferisce un altro episodio verificatosi durante la cena. Gesù s’interruppe per compiere delle funzioni normalmente lasciate a degli schiavi: lavare i piedi dei suoi ospiti. Stupefatto, Pietro protestò con energia ma alla risposta di Cristo: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”, l’ardente apostolo, eccessivo nel consenso come lo era appena stato nel rifiuto, reclamò: “Signore, non solo i piedi ma le mani e il capo.”(Gv 13, 1-11)

Ritiratosi nell'orto del Getsemani, Gesù chiese a Pietro, Giovanni e Giacomo di mettersi in disparte con lui per pregare. Essi però, sopraffatti dal sonno, caddero addormentati, ricevendo per ben tre volte il rimprovero del maestro che disse loro, e in particolare allo stesso Pietro: “Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto ma la carne è debole.”(Mt 26, 36-44)
 

Tutti i Vangeli riportano che, al momento dell’arresto di Gesù, uno di quelli che stava con lui tagliò con la spada un orecchio al servo del sommo sacerdote di nome Malco(Mt 26, 51; Mc 14, 47; Lc 22, 50; Gv 18, 10). Il Vangelo secondo Giovanni lo identifica in Simone Cefa; Gesù rimprovera il discepolo, dicendo di riporre la spada.

Durante il processo di Gesù, Pietro, seguito secondo Giovanni da un altro discepolo, di cui non è riportato il nome, riuscì a intrufolarsi all'interno del cortile della casa del sommo sacerdote. L’apostolo innominato infatti, da molti riconosciuto nello stesso Giovanni, era noto in quell'ambiente e riuscì a entrare insieme con Pietro venne però riconosciuto da una serva (su questo concordano tutti e quattro i Vangeli. Giovanni sottolinea che la donna era la portinaia), la quale dichiarò davanti a tutti che il nuovo arrivato era uno dei discepoli di Gesù. Il pescatore di Cafarnao, sicuro di essere stato scoperto, giurò pubblicamente di non conoscerlo. Recatosi nell'atrio dove, come testimoniano Luca e Giovanni, era stato acceso un fuoco dalle guardie e dai servitori del sommo sacerdote, Pietro venne nuovamente riconosciuto, questa volta da un’altra serva, ma negò di nuovo la sua appartenenza al seguito del maestro. Più tardi Pietro venne nuovamente riconosciuto dalla gente intorno al fuoco, a causa del suo accento che lo identificava come appartenente alla cerchia dei galilei. Uno di essi, secondo il resoconto di Giovanni, era stato perfino presente al momento dell’arresto e l’aveva riconosciuto come colui che aveva ferito all'orecchio Malco. Senza via d’uscita, Pietro rinnegò una terza volta il Maestro. Sentito nello stesso istante il canto del gallo, ricordandosi le predizioni di Gesù riguardo al suo tradimento, l’apostolo fuggì via piangendo amaramente, fatto che è testimoniato allo stesso modo nei tre Vangeli sinottici(Mt 26, 69-75; Mc 14, 66-72; Lc 22, 56-62; Gv 18, 15-18; 25-27).

Dopo il triplice rinnegamento, i Vangeli abbandonano la figura di Pietro e non ci riportano ciò che egli fece durante la passione del Maestro. Lo ritroviamo soltanto la mattina di Pasqua: avvertito da Maria Maddalena che il corpo di Gesù era scomparso, Pietro corse al sepolcro con il discepolo che Gesù amava e lì trovò soltanto le bende di lino e il sudario che avevano avvolto il cadavere. Il Vangelo di Luca e la lettera di San Paolo ai Corinzi narrano che Pietro fu tra i primi ai quali Gesù risorto apparve. In seguito anche lui condivise con i compagni le apparizioni nel Cenacolo e sul mare di Galilea.

Secondo il vangelo di Giovanni, Pietro e altri sette apostoli tornarono sul lago di Tiberiade alle loro mansioni di pescatore. Un mattino, mentre albeggiava, dopo una notte passata insonne e senza aver preso nulla, videro un uomo a riva che consigliò loro di gettare le reti dalla parte destra della barca. Seguendo i consigli dello sconosciuto essi presero una moltitudine di pesci; riconoscendo dunque in lui il maestro, Pietro si gettò in mare verso Gesù. Quando tutti furono tornati a terra, Gesù li invitò ad arrostire i loro pesci e a dividere con lui il pasto, quindi si rivolse direttamente a Pietro e per tre volte gli chiese: “Simone di Giovanni mi ami?”. La ripetizione della stessa domanda sconcertò l’apostolo, il quale insistette, e la terza volta, con una toccante umiltà disse: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo“. La triplice protesta, secondo l’esegesi cristiana, serviva da contrapposizione al triplice rinnegamento nella tragica notte dell’arresto in casa di Caifa(Gv 21,15-19).

LA PENTECOSTE

At 2, 1-6; 14-21

«Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi.
Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. »

«Allora Pietro, levatosi in piedi con gli altri Undici, parlò a voce alta così: “Uomini di Giudea, e voi tutti che vi trovate a Gerusalemme, vi sia ben noto questo e fate attenzione alle mie parole: Questi uomini non sono ubriachi come voi sospettate, essendo appena le nove del mattino. Accade invece quello che predisse il profeta Gioele:
Negli ultimi giorni, dice il Signore, Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno. Farò prodigi in alto nel cielo e segni in basso sulla terra, sangue, fuoco e nuvole di fumo. Il sole si muterà in tenebra e la luna in sangue, prima che giunga il giorno del Signore, giorno grande e splendido. Allora chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato
”.
»

Predicazione del Vangelo

 

Con il suo primo miracolo, nel nome di Gesù, Pietro restituì la salute a uno storpio che chiedeva l’elemosina. Pietro annunciò la buona novella dichiarando che era stata la fede in Gesù ed essa sola, ad aver guarito lo zoppo. Quindi invitò al pentimento e alla conversione, sottolineando, per gli Ebrei che lo ascoltavano, che Gesù era il compimento della promessa fatta ad Abramo e degli oracoli dei profeti. Mentre Pietro parlava al popolo, con Giovanni al suo fianco, fu arrestato dai sacerdoti e dai sadducei, vennero entrambi gettati in prigione perché era già tardi e sarebbero stati convocati davanti al Sinedrio solo l’indomani. Pietro allora, forte della sua fede, proclamò ancora che aveva guarito il paralitico solo nel nome di Gesù. I sinedriti ne furono sconcertati: ritenevano Pietro e Giovanni uomini semplici, ma vedendo con quale autorità Pietro sapesse parlare restarono attoniti e più ancora li sorprese la presenza, inconfutabile, del miracolato. Essi decisero semplicemente di vietare a Pietro e Giovanni di prendere la parola e di insegnare in nome di Gesù, ma i due apostoli rifiutarono di obbedire. Esaurito ogni argomento e sentendosi impotenti davanti all'entusiasmo che si scatenava intorno al taumaturgo, i sinedriti lasciarono andare gli apostoli.

Gli Atti sottolineano come intanto i segni e i miracoli si moltiplicavano. Anania e sua moglie Saffira, che avevano mentito ai cristiani, furono smascherati da Pietro e caddero morti ai suoi piedi. La folla si accalcava intorno agli apostoli come un tempo in Galilea intorno al Maestro.

L’ira del sommo sacerdote e dei sadducei si manifestò allora di nuovo: ciò che non avevano saputo ottenere con la persuasione lo avrebbero imposto con la forza, e Pietro e Giovanni vennero nuovamente arrestati. Ma, secondo le Scritture, un angelo li liberò durante la notte. Quando i loro persecutori li vollero convocare per interrogarli, appreso che i prigionieri erano nel Tempio, intenti a insegnare, li fecero ricondurre davanti a loro, ma, adirati per la tranquilla ostinazione dei due apostoli, furono calmati solo dall'intervento di Gamaliele.

Venuti a sapere che la Samaria contava ormai molti cristiani, grazie alla predicazione del diacono Filippo, gli apostoli mandarono ai nuovi convertiti Pietro e Giovanni, che erano autorizzati a imporre le mani, perché ricevessero lo Spirito Santo. Tra loro vi era Simon Mago (il cui nome sarà legato al peccato di “simonia” o commercio dei sacramenti), al quale Pietro fece comprendere che il denaro non avrebbe mai potuto acquistare il potere d’invocare lo Spirito Santo.

Dopo la sosta in Samaria, Pietro fece ritorno alla pianura costiera. A Lidda guarì Enea, un paralitico; a Giaffa risuscitò una discepola di nome Tabita. I due prodigi guadagnarono alla fede molti abitanti delle due città. A Giaffa, Pietro abitava presso un conciatore di pelli. Mentre si trovava lì ebbe il privilegio di una visione: vide una grande tovaglia su cui si trovavano in gran quantità alimenti che la Legge di Mosè dichiarava impuri. Pietro venne invitato a mangiarli, e alle sue proteste una voce gli disse: “Ciò che Dio ha purificato tu non chiamarlo più profano”.

Poco dopo Pietro fu chiamato presso un pagano, il centurione Cornelio, che a sua volta era stato spinto da una visione a convocarlo. E mentre Pietro gli parlava, lo Spirito Santo calò sul centurione e sui suoi compagni, come in una nuova Pentecoste.

Nel frattempo Erode Agrippa I aveva cominciato una persecuzione contro i cristiani e fatto giustiziare Giacomo, fratello di Giovanni, che fu dunque il primo degli apostoli a subire il martirio. Essendosi così attirato il favore dei Sinedriti, Erode decise di fare arrestare anche Pietro, ma nuovamente un angelo apparve in carcere e svegliò il prigioniero, che obbedì come in sogno ai suoi ordini risvegliandosi soltanto quando fu fuori dalla prigione. Si recò allora alla casa di Maria, madre di Marco, dov’era radunato un certo numero di fedeli in preghiera e costoro stentarono a credere ai loro occhi. Lo stupore e la confusione furono ancora più grandi nel campo di Erode, il quale fece imprigionare i carcerieri, in conformità con l’usanza del tempo per cui le guardie che lasciavano evadere un prigioniero incorrevano nella sua stessa pena.

Dopo questa liberazione miracolosa, gli Atti degli Apostoli si limitano ad annotare che Pietro uscì e si incamminò verso un altro luogo. Il Nuovo Testamento tace su questa parte della vita dell’apostolo. Per taluni “altro luogo” sarebbe Roma, dove Pietro avrebbe cercato rifugio durante la persecuzione di Erode Agrippa, nel 44; per altri, Antiochia, dove egli avrebbe soggiornato e dove si scontrò a quel tempo con Paolo, in un “incidente” che questi riferisce nel secondo capitolo dell’epistola ai Galati: fino a quel momento Pietro frequentava i pagani e mangiava con loro, ma all'arrivo di alcuni giudei, provenienti da Gerusalemme, per timore si allontanò da loro e si attenne alle prescrizioni mosaiche. Paolo gliene mosse vivo rimprovero poiché questo atteggiamento era contrario al pensiero cristiano, pur rendendogli omaggio come capo del gruppo apostolico.

Gli Atti degli apostoli li collocano insieme a Gerusalemme al tempo del primo concilio della giovane Chiesa nel 49-50. La questione del centurione Cornelio, il primo non circonciso (e quindi considerato impuro dall'ebraismo) a entrare nella comunità dei cristiani, aveva suscitato diverse polemiche tra le varie chiese, che all'epoca erano ancora abbastanza autonome. La posta in gioco era fondamentale: per l’accesso alla nuova fede era sufficiente il battesimo o era necessario il prerequisito della circoncisione? In termini più generali (e tutt'altro che trascurabili): il cristianesimo poteva aprirsi all'ecumene o doveva rimanere un destino eventualmente limitato ai soli Ebrei?

I cristiani di origine ebraica di Antiochia sollevarono animatamente la questione, e investirono Paolo e Barnaba dell’incarico di rappresentare le loro istanze a Gerusalemme, nell'incontro con Pietro, fautore invece della tesi ecumenica, che prevedeva l’universalità della vocazione cristiana per un’indifferenziata dispensa della grazia; evidente in ciò l’esperienza del centurione Cornelio.

Come linea di mediazione, i cristiani della chiesa di Gerusalemme ammettevano l’accesso dei pagani, purché preventivamente passassero per la fase della conversione alla legge di Mosè. La linea di Pietro prevalse decisamente, solo attenuata e mediata da Giacomo che, essendo il responsabile della chiesa cristiana di Gerusalemme, era a più stretto contatto con gli ambienti ebraici: accesso anche ai pagani purché si adeguassero a quelle norme e condizioni delle leggi ebraiche riconosciute e applicate anche dai cristiani-giudaici (non cibarsi della carne offerta nei sacrifici, divieto di matrimonio fra parenti, non mangiare animali morti per soffocamento, ecc.).

La decisione orientò l’intero avvenire della Chiesa, poiché ormai giudei e gentili avrebbero avuto gli stessi, identici diritti.

Il concilio di Gerusalemme è l’ultima apparizione di Pietro nel libro degli Atti. Egli era il portavoce dei discepoli e la comunità primitiva appare fondata su di lui; ma il prestigio di Giacomo a Gerusalemme andò aumentando e, al tempo dell’ultimo viaggio di Paolo a Gerusalemme, Giacomo è il solo citato. È probabile che l’apostolo Pietro si sia recato a questo punto ad Antiochia e vi abbia soggiornato circa sette anni; è infatti considerato il fondatore della Chiesa di Antiochia.

Una tradizione del II secolo, confermata anche da Girolamo e da tutta la letteratura patristica cristiana, considera infatti l’apostolo il primo capo della comunità cristiana di Antiochia (non vescovo in quanto tale carica era inesistente all'epoca), tanto che già nei primi secoli la Chiesa romana celebrava il 22 febbraio la festa della Cattedra di San Pietro, la cui denominazione completa era appunto: Natalis cathedrae sancti Petri apostoli qua sedit apud Antiochiam.. La circostanza è coerente anche perché nella prima metà del I secolo la Provincia Siriana era il centro della nascente religione cristiana, come è dimostrato dalla contemporanea presenza di Saulo a Damasco e di Giacomo a Gerusalemme. La prima epistola di Pietro è indirizzata a cinque Chiese dell’Asia Minore, il che conferma la sua opera evangelizzatrice della regione medio orientale.

Probabilmente si recò anche a Corinto, poiché Paolo vi segnalò dei partigiani di Pietro. Anche in questo caso una testimonianza del II secolo li individua entrambi come fondatori della chiesa locale. Le tradizioni agiografiche parlano di un successivo e definitivo viaggio verso Roma. In questo caso, l’Apostolo lo si considera sbarcato sulle coste pugliesi, seguendo le antiche rotte romane. Le città nella Puglia che vantano la fondazione petrina delle proprie diocesi sono Otranto, Leuca, Taranto e Lucera. Prima di raggiungere Roma, Pietro avrebbe ordinato il giovane Cesario diacono a Terracina.

Roma

 

È probabile che Pietro abbia predicato anche a Roma: Papia vescovo di Gerapoli, citato da Eusebio, testimonia che Pietro predicò a Roma all'inizio del regno di Claudio (42), e che i suoi ascoltatori chiesero a Marco che mettesse per iscritto gli insegnamenti che avevano ascoltato a voce. Eusebio aggiunge che l’episodio è raccontato da Clemente Alessandrino nel VI libro delle Ipotiposi. Anche Ireneo ricorda che Matteo aveva scritto il suo vangelo mentre Pietro e Paolo evangelizzavano Roma.

Secondo Lattanzio Pietro andò a Roma quando già Nerone era salito al trono, dunque dopo il 54. Ma quel che stupisce è la mancanza di riferimenti a Pietro negli Atti degli apostoli (che narrano anche la permanenza di Paolo a Roma) e nelle lettere ai Colossesi e a Filemone, nelle quali Paolo ringrazia i compagni che lo sostengono a Roma.

Antiche tradizioni lo fanno ospite nella casa del senatore Pudente (sulla quale oggi sorge la Basilica di Santa Pudenziana sua figlia, dove è conservata la tavola sulla quale l’apostolo avrebbe celebrato l’eucaristia) e nella casa, sull'Aventino, di Aquila e Priscilla (sui cui resti è stata edificata la chiesa di Santa Prisca). Anche l’attuale basilica di San Sebastiano fu venerata da tempi antichissimi come Domus Petri, e un’iscrizione del papa Damaso all'interno della chiesa attesterebbe che lì abitarono Pietro e Paolo. Ugualmente la basilica di Santa Maria in Via Lata sorgerebbe proprio dove vi era una casa in cui abitarono Pietro, Paolo e Luca, che qui scrisse gli Atti degli apostoli. Si ricorda poi la località ad nymphas sancti Petri, sulla via Nomentana, presso il cimitero dell'Ostriano, dove secondo la tradizione l’apostolo battezzava i fedeli.

Pietro venne arrestato a seguito della persecuzione neroniana e secondo antiche tradizioni rinchiuso, insieme con Paolo, all'interno del Carcere Mamertino (dove poi sorse la chiesa di “San Pietro in Carcere”) dove i due carcerieri, destinati a diventare i santi Processo e Martiniano, vedendo i miracoli operati dai due apostoli, chiesero il battesimo. Allora Pietro, facendo un segno di croce verso la Rupe Tarpea, riuscì a farne scaturire dell’acqua e con essa battezzò i due carcerieri che subito dopo aprirono loro le porte per invitarli alla fuga, venendo però scoperti e giustiziati. La leggenda non sembra però fondata, perché il carcere Mamertino era destinato a prigionieri che si dovevano custodire con attenzione (basti pensare a Giugurta e Vercingetorige) e non certo a un uomo come l’apostolo, uno dei tanti immigrati nella capitale dell’Impero, a meno che Nerone non lo ritenesse talmente pericoloso da scatenare una rivolta negli ambienti della comunità cristiana. Benché non esistano prove certe della permanenza dei due nel carcere, la tradizione è comunque molto antica e la trasformazione del carcere in chiesa si fa risalire al IV secolo per volere di papa Silvestro I.

Fuggito dal carcere, ferito per la stretta delle catene. Nei pressi delle terme di Caracalla secondo la tradizione avrebbe perso la fascia che gli stringeva una gamba, oggi custodita nella Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo

DOMINE QUO VADIS

Durante la fuga, mentre si trovava sulla via Appia, gli venne incontro Gesù, portando con sé la sua croce. Quando l’apostolo chiese al maestro: “Domine, quo vadis?” (Signore, dove vai?), questi rispose: “Vado a Roma per farmi crocifiggere un’altra volta”. Sicuro che ormai la sua ora era segnata, Pietro preferì tornare a Roma per esservi crocifisso al posto del Maestro.

Lungo la Via Appia, nei pressi delle catacombe di San Callisto, si trova oggi la piccola chiesa del “Domine quo vadis”, che ricorda l’evento.

MARTIRIO

Catturato nuovamente dai soldati dell’imperatore venne crocifisso, secondo la tradizione trasmessa da Girolamo, Eusebio e Origene, a testa in giù per sua stessa richiesta fra il 64, anno dell’incendio di Roma e dell’inizio della persecuzione anti-cristiana di Nerone, e il 67.

San Pietro e San Paolo

 

Un punto controverso è poi la questione se Pietro e Paolo siano stati martirizzati nello stesso giorno e nello stesso anno. Il Martirologio Romano, i Sinassari delle Chiese orientali, nonché il  Decretum Gelasianum del V secolo affermano: «Non in un giorno diverso, come vanno blaterando gli eretici, ma nello stesso tempo e nello stesso giorno Paolo fu con Pietro coronato di morte gloriosa nella città di Roma sotto l’imperatore Nerone», fissandone quindi la data al 29 giugno 67.

La tradizione sulla presenza e martirio di Pietro a Roma è abbastanza ben radicata; a questo si aggiunge il fatto che nessun’altra Chiesa ha rivendicato la morte di Pietro. Tuttavia, si è osservato che la tradizione appare in forma scritta solo alla fine del II secolo, e l’identificazione di Pietro come primo vescovo di Roma compare nella letteratura solo all’inizio del III secolo; inoltre né Clemente (96 d.C.) né Ignazio di Antiochia (circa 100 d.C.) confermano esplicitamente il martirio di Pietro a Roma, anche se la cosa potrebbe spiegarsi con il fatto che la cosa era nota a tutti.